” BRIF BRUF BRAF”
Il 31 marzo il gruppo dei bambini “grandi” della scuola dell’infanzia di Cherubine si è recato presso la scuola dell’infanzia e primaria del Villaggio Trieste per assistere allo spettacolo “BRI; BRUF; BRAF” insieme ai bambini di cinque anni della scuola ospitante. Lo spettacolo è stato davvero entusiasmante e molto particolare, dato che proponeva alcune storie e filastrocche di Gianni Rodari, sia attraverso la drammatizzazione teatrale, che per mezzo del canto e della “magia musicale” creata da due giovani e talentuose musiciste attraverso il suono dell’arpa. Le tre artiste hanno saputo coinvolgere i bambini, con domande, invitandoli a cantare insieme una filastrocca accompagnata da gesti e facendo provare loro, a pizzicare le corde dell’arpa, dopo aver spiegato com’è fatto lo strumento e come va suonato.
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Le storie di Rodari sono state, a ragione, considerate”rivoluzionarie” rispetto alla tradizione classica della letteratura per l’infanzia, quelle presentate allo spettacolo vertono su personaggi non certo “eroici” nel senso comune del termine; ne è un esempio: “Re Federico”, il quale abbandona la guerra e va in pensione per rinuncia da parte dell’avversario e quindi per mancanza di nemici. Quelli in cui si è imbattuto, infatti, sembrano essere impegnati più a fare la pace che la guerra.
Attraverso i suoi giochi di parole e nonsense Rodari ci ricorda l’importanza di temi quali la nonviolenza, la fratellanza universale, l’integrazione razziale.
A scuola abbiamo chiesto ai bambini quale storia è loro piaciuta maggiormente, ecco le risposte:
Il naso che scappa: Leonardo, Maddalena, Giada, Irene
Brif, Bruf, Braf: Jessica, Piergiorgio, Chiara
Re Federico: Adham, Enrico
Il dromedario e il cammello: Matilde, Lorenzo
ALTRE DOMANDE RIVOLTE AI BAMBINI A DISTANZA DI ALCUNI GIORNI, per verificare cosa si ricordavano dell’esperienza:
- Come si chiama l’autore delle storie che ci hanno raccontato durante lo spettacolo?
Jessica: “Gianni Rodari”
- Vi ricordate il titolo di qualche storia?
Maddalena: Il naso che scappava”
Piergiorgio: “C’era un signore che voleva vendere il naso”
Jessica: “Brif, Bruf, Braf”
Maddalena: “Il re Federico”
Leonardo: “Il dromedario e il cammello”
Jessica: “Il paese del non si sa dove”
Cosa facevano le tre attrici, oltre a raccontare le storie?
Chiara: “Suonavano, cantavano e usavano dei travestimenti e delle cose di cartone”
Quale strumento suonavano?
Matilde: “L’arpa”
Per suonare si pizzicano le…
Irene: “Corde”
Erano tutte uguali le corde?
Leonardo:
“No, ce n’erano di lunghe e di corte”
Maddalena: “C’erano corde di colore diverso: rosso, blu…”
Jessica: “Gialle”
(segue il testo delle storie e filastrocche)
Il naso che scappa
Il signor Gogol ha raccontato la storia di un naso di Leningrado, che se ne andava a spasso in carrozza e ne combinava di tutti i colori.
Una storia del genere è accaduta a Laveno, sul Lago Maggiore. Una mattina un signore che abitava proprio di fronte al pontile dove si prendono i battelli si alzò, andò in bagno per farsi la barba e nel guardarsi allo specchio gridò:
- Aiuto! Il mio naso!
Il naso, in mezzo alla faccia, non c’era più, al suo posto c’era tutto un liscio. Quel signore, in vestaglia come stava,corse sul balcone, giusto in tempo per vedere il naso che usciva sulla piazza e si avviava di buon passo verso il pontile, sgusciando tra le automobili che si stavano imbarcando sulla motonave traghetto per Verbania.
- Ferma, ferma! – gridò il signore. – Il mio naso! Al
ladro, al ladro!
La gente guardava in su e rideva:
- Le hanno rubato il naso e le hanno lasciato la zucca?
Brutto affare.
A quel signore non rimase che scendere in strada e inseguire il fuggitivo, e intanto si teneva un fazzoletto davanti alla faccia come se avesse il raffreddore. Purtroppo arrivò appena in tempo per vedere il battello che si staccava dal pontile. Il signore si buttò coraggiosamente in acqua per raggiungerlo, mentre
passeggeri e turisti gridavano: Forza! Forza! Ma il battello aveva già preso velocità e il capitano non aveva nessuna intenzione di tornare indietro per imbarcare i ritardatari.
- Aspetti l’altro traghetto, – gridò un marinaio a quel
signore, – ce n’è uno ogni mezz’ora!
Il signore, scoraggiato, stava tornando a riva quando vide il suo naso che, steso sull’acqua un mantello, come San Giulio nella leggenda, navigava a piccola velocità.
- Dunque non hai preso il battello? E stata tutta una
finta? – gridò quel signore.
Il naso guardava fisso davanti a sé, come un vecchio lupo di lago, e non si degnò neanche di voltarsi. I l mantello ondeggiava dolcemente come una medusa.
- Ma dove vai? – gridò il signore.
Il naso non rispose, e il suo disgraziato padrone si rassegnò a raggiungere il porto di Laveno e a passare in mezzo alla folla di curiosi per tornare a casa, dove si tappò, dando ordine alla domestica di non lasciar entra re nessuno, e passava il tempo a guardarsi nello specchio la faccia senza naso.
Qualche giorno dopo un pescatore di Ranco, tirando sula rete, ci trovò il naso fuggitivo, che aveva fatto naufragio in mezzo al lago perché il mantello era pieno di buchi, e pensò di portarlo al mercato di Laveno.
La serva di quel signore, che era andata al mercato percomprare il pesce, vide subito il naso, esposto in bellavista in mezzo alle tinche e ai lucci.
- Ma questo è il naso del mio padrone! – esclamò
inorridita. – Datemelo subito che glielo porto.
- Di chi sia non so, – dichiarò il pescatore, – io l’ho
pescato e lo vendo.
- A quanto?
- A peso d’oro, si sa. È un naso, non è mica un pesce
persico.
La domestica corse a informare il suo padrone. – Dagli
quello che domanda! Voglio il mio naso!
La domestica fece il conto che ci voleva un sacco didenaro, perché il naso era piuttosto grosso: ci volevano tremendamila lire, tredici tredicioni e mezzo. Per mettere insieme la somma dovette vendere anche i suoi orecchini,ma siccome era molto affezionata al suo padrone li sacrificò con un sospiro.
Comprò il naso, lo avvolse in un fazzoletto e lo portò a casa. Il naso si lasciò ricondurre buono buono, e non si ribellò nemmeno quando il suo padrone lo accolse tra le mani tremanti.
- Ma perché sei scappato? Che cosa ti avevo fatto?
Il naso lo guardò di traverso, arricciandosi tutto per il disgusto, e disse: – Senti, non metterti mai più le dita nel naso. 0 almeno tagliati le unghie.
Brif, bruf, braf
Due bambini, nella pace del cortile, giocavano ainventare una lingua speciale per poter parlare tra lorosenza far capire nulla agli altri.
- Brif, braf, – disse il primo.
- Braf, brof, – rispose il secondo. E scoppiarono a
ridere.
Su un balcone del primo piano c’era un vecchio buon
signore a leggere il giornale, e affacciata alla finestra
dirimpetto c’era una vecchia signora né buona né cattiva.
- Come sono sciocchi quei bambini, – disse la signora.
Ma il buon signore non era d’accordo:
- Io non trovo.
- Non mi dirà che ha capito quello che hanno detto.
- E invece ho capito tutto. Il primo ha detto: che bellagiornata. Il secondo ha risposto: domani sarà ancora piùbello.
La signora arricciò il naso ma stette zitta, perché i
bambini avevano ricominciato a parlare nella loro lingua.- Maraschi, barabaschi, pippirimoschi, – disse il primo.- Bruf, – rispose il secondo. E giù di nuovo a ridere tutti
e due.
- Non mi dirà che ha capito anche adesso, – esclamò
indignata la vecchia signora.
- E invece ho capito tutto, – rispose sorridendo il
vecchio signore. – Il primo ha detto: come siamo contenti
di essere al mondo. E il secondo ha risposto: il mondo è
bellissimo.
- Ma è poi bello davvero? – insisté la vecchia signora.
Brif, bruf, braf, – rispose il vecchio signore.
Re Federico
C’era un re di nome Federico
che andò in guerra e cercava il nemico.
Ma il nemico era andato
a comprare il gelato
infischiandosene del re Federico
- Nemico, nemico, vieni fuori che ti aspetto ! -
- Adesso no, finisco il sorbetto -.
- Vieni fuori che ti aspetto con la spada e con la lancia -.
- Adesso no, perché ho il mal di pancia- .
Re Federico per la disperazione
buttò la corona e andò in pensione.
ll dromedario e il cammello
Una volta un dromedario,
incontrando un cammello,
gli disse: – Ti compiango,
carissimo fratello;
saresti un dromedario
magnifico anche tu
se solo non avessi quella brutta gobba in più.
Il cammello gli rispose:
- Mi hai rubato la parola.
E’ una sfortuna per te
avere una gobba sola.
Ti manca poco ad essere
un cammello perfetto:
con te la natura
ha sbagliato per difetto.
La bizzarra querela
durò tutto una mattina.
In un canto ad ascoltare
stava un vecchio beduino
e tra sé, intanto, pensava:
“Poveretti tutti e due,
ognun trova belle
soltanto le gobbe sue.
Così spesso ragiona
al mondo tanta gente
che trova sbagliato
ciò che è solo differente!”